oltre al danno……

2 Nov

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/18/indignata-per-stage-gratis-le-danno-della-mignotta-allestero-ho-un-contratto-vero/164701/

Non posso fare altro che girarvi questo surreale ma purtroppo assolutamente plausibile articolo. A ennesime conferma della perversione e della nullità nel quale è sprofondato il mondo del lavoro in Italia. Non posso fare altro che dire a tutti di boicottare questa rivista!
E vorrei anche sottolinerare che solo Il Fatto quotidiano ha ripostato la notizia…..

Annunci

Basta lagne: cambiamo

31 Ott

Non mi lamento del fatto che, ultimamente, è diventato una specie di MANTRA collettivo: “l’Italia fa schifo”, “i politici sono corrotti”, “il governo ci mangia i soldi” e “la crisi la paghiamo solo noi”.
Sono solo contenta che tanta gente (e, davvero, anche laddove meno te lo aspetti) stia finalmente guardando in faccia la realtà e si stai incazzando. E’ un primo passo, ma non l’unico.
Quello di cui ho paura e che sento che sta succedendo è anche l’effetto paralisi o bomerang che ti ritorna sui denti: ok, l’Italia fa schifo, ok, siamo nella merda, siamo anche al momento impotenti di fronte a quello che sta succedendo ma….vogliamo fare qualcosa o no?
Il rischio, tutto italiano, è che si parli, parli, ma che il piagnisteo e la lamentela rimangano fine a se stessi: è necessario ricordarsi che il POPOLO E’ (purtroppo per ora, più che altro formalmente) SOVRANO, e che i politici li votiamo e autorizziamo NOI: e allora cosa aspettiamo a delegittimarli?
Cosa aspettiamo a promuovere referendum, iniziative, manifestazioni, progetti sui nostri piccoli o grandi territori? Cosa aspettiamo a parlare con chi ci sta intorno e che magari guarda canale 5 o non si informa, per dirgli come stanno veramente le cose?
E’ importante che in questo momento storico di disperazione e negatività assoluta (più che comprensibile, anzi, dovuta!) le persone non si deprimano troppo: possiamo cambiare, dobbiamo cambiare lo stato di cose, perché noi POSSIAMO e ne va delle nostre VITE.
Quindi YALLA, Take Action!!!!
Abbiamo fatto il primo passo (rendersi conto che ce lo stanno mettendo nel culo), ora facciamo il secondo (altrettanto o più difficile).
Qualche suggerimento?
– Fare parte di progetti di controinformazione
– Partecipare a TUTTE le manifestazioni contro il governo e la politica
– Far pressioni presso i partiti di opposizione (se ci rappresentano, o se abbiamo contatti) perché facciano il loro lavoro
– Attuare e promuovere stili di vita sostenibili e insegnarli ai nostri figli, amici e parenti (vedi mio post di qualche tempo fa)
– Condividere le nostre risorse, le nostre esperienze e i nostri saperi
– Cercare di partecipare a battaglie giuste anche se difficili: associazioni, occupazioni, lotte dei disoccupati degli studenti, per la casa, diritti umani e di genere
– Votare e promuovere referendum per abrogare leggi ingiuste (possiamo farcela, e gli ultimi ce l’hanno dimostrato)
– Far capire ai politici che si professano diversi (vedi Vendola o Pisapia), se sono al potere nei nostri territori, che li stiamo osservando e da vicino
– Continuare ad informarsi e ad informare.
Pretendiamo e facciamo noi stessi (nel nostro piccolo) il cambiamento e non accartocciamoci sulle nostre, benché giustificabili, lamentele.

Un dolce ricordo

27 Ott

Tiro (Sour), 2 marzo 2006

Ciao Matteo
È passato quasi in mese da quando sono arrivata in Libano e ancora non ti ho scritto una mail decente….beh, è arrivato il momento direi!
E’ qualche giorno che penso di farlo. Qua riesco sempre a fare le cose. Ho il tempo. La sera sono sempre sola nella mia casetta (che poi ti racconto..), e scrivo, tanto..ascolto musica….alle volte mi sento un po’ sola ma devo dire che ho ripreso a scrivere tanto, cosa che ho sempre amato fare (e che per me è liberatorio…quasi terapeutico!!!!) e che avevo smesso da tempo. Come hai visto ho anche messo qualcosa sul blog di VSF, cercherò di condividere qualche cosa con gli altri, oltre che con te attraverso le mail.
Aspetto anche tue notizie, ovviamente, che sono sempre ben accette; la mail la controllo la mattina presto, prima che arrivino gli altri e soprattutto prima che il mio capo (…che poi ti racconto..) arrivi o telefoni…quando ricevo qualche bella mail dagli amici, una piacevole sensazione mi accompagna per tutta la giornata.

Allora…da dove iniziare?
L’arrivo.
L’arrivo è stato un po’ traumatico, a dirti la verità. Ero partita come al solito con il mio “coraggio” che sfiora quasi l’incoscienza, la voglia di non pensarci.. la “leggerezza” che mi accompagna quando sto facendo un passo grosso e importante…ma arrivata in Libano, e soprattutto qui a Tiro dove vivo e lavoro, mi è venuto un po’ un colpo come avrai visto dalla mail collettiva che ho mandato i primi giorni.
I paesi arabi credo facciano questo effetto (tu ci sei mai stato?): sono…..nuovi, indescrivibili! L’odore dei narghilé, i vestiti delle donne, le preghiere diffuse dalle moschee…e soprattutto gli sguardi dei libanesi che vedono una ajnabi (straniera) nuova, chissà quanti ne hanno visti, ma ti scrutano, ti osservano…e soprattutto la lingua nuova e sconosciuta e assolutamente incomprensibile!!!
Come scrivevo sul mio articoletto per VSF, la paura di fare qualcosa di non accettato o che ferisca la sensibilità o la cultura altrui mi ha un po’ “bloccata” nei primi momenti…non sapevo come muovermi, cosa fare…adesso in parte ho superato tutto questo, diciamo che sto imparando (piano piano, a piccoli passi….) ad affrontarlo, in modo “mio” e più naturale.
Dove vivo io è un piccolo paese di pescatori. E’ divisa in due, come quasi tutto il Libano: cristiani e mussulmani. La parte cristiana è la più povera, la più semplice e anche la più “grezza”. Io vivo e lavoro li. C’è il suq (mercato), che è una piccola strada strapiena di negozi e di gente con carretti di ogni dimensione che vende di tutto, dalla frutta alle magliette ai saponi alle galline vive…tranci di carne che penzolano ogni tanto a qualche angolo…insomma molto caratteristico e “vero” (non è per turisti, visto che non ce ne sono!)
Il suq è sempre pieno, alla mattina soprattutto, di una folla rumorosa e disordinata. Tutti i giorni, sabato e domenica compresi.
Poi c’è il porto. Che è bellissimo, piccolo, frequentato ovviamente solo da uomini, che passan le giornate in mare la mattina presto, e poi nei baretti li davanti a fumare, bere caffè e giocare a scacchi o a carte.
La parte cristiana è semi distrutta, ci sono molti palazzi crollati e abbandonati, strade dissestate, impianti elettrici che pendono ai lati dei vicoli che non ti posso descrivere……….se verrai lo vedrai, è una delle cose più incredibili che io abbia mai visto.
La parte mussulmana invece sembra una città. Palazzi, negozi “fighetti” (diciamo veri!) , bar, ristoranti………..
Nella parte cristiana dopo le otto di sera non c’è più in giro nessuno a parte qualche gatto randagio, di là invece c’è più via vai…..ma i mussulmani non erano quelli sempre chiusi in casa o a pregare??? …..mah….e un altro luogo comune se ne va………..
In verità forse sarebbe stato e sarebbe più facile vivere di là. So che gli unici stranieri che ci sono per ora oltre a noi, e cioè il personale ONU che si occupa del monitoraggio della zona confinante con Israele, abitano tutti di là. E anche i cooperanti, di cui un tempo Tiro pullulava (..ci stanno leggende di tutti i tipi sulla cooperazione italiana….no comment….), e di cui non so perché ora non c’è più traccia, stavano tutti di là.
A me il mio capo ha consigliato di vivere qua, tra le altre cose ho scoperto l’esistenza di quella zona dopo aver trovato casa per cui………………
Qui devo dire che sembra un paese, si conoscono un po’ tutti ed è il centro della vita “vera” di Tiro. Cioè la pesca, il mercato, le chiese e le moschee, e poco altro.
Io scendo da casa, attraverso la strada e sono praticamente in ufficio (e al porto). Quindi non male come posizionamento rispetto al lavoro.
Ho trovato casa dopo circa una settimana che ero qua.
Vivo da sola in una casetta piccola, bianca e azzurra, poggiata su tetti semidistrutti popolati da una colonia di gatti che secondo me mi stanno iniziando a scambiare per una di loro, composta da: stanza cucina-sala in cui ho “costruito” un divano con due letti che erano piazzati nel mezzo (e che saranno la salvezza di eventuali ospiti), piccolo bagno, la mia stanza, grande, con un bel terrazzo affacciato sul suq e dal quale con un leggero sforzo si intravede anche il mare. Non è un granchè, ma devo dire che mi piace e ci sto bene…sto colonizzando lo spazio, plasmandolo a mia immagine e somiglianza, rendendolo mio con tutte le mie cose, il mio casino, standoci.

Mano a mano che passavano i primi giorni e soprattutto dopo aver trovato casa, ho iniziato a sentirmi sempre più mio agio e un po’ meno “straniera” (anche se ancora comunicazione a gesti e via dicendo…nonché il mo faccino “nordico” che non passa quasi mai inosservato…come vorrei essere nata in Sicilia…….), la gente inizia a salutarmi per le strade, ho preso confidenza con posti, persone, gesti che all’inizio mi sembravano innaturali e diversi.
Il mio motto è “shueia shueia” , che vuol dire “pano piano” (in arabo questa parola vuol dire anche “un po’”, “poco”, “leggermente” ecc), ed è un po’ come mi sto vivendo tutto questo, l’adattamento, l’imparare a muovermi e a parlare la loro lingua ecc.
Il tempo mi è amico per una volta nella vita, ho quasi un anno davanti a me. E questo mi tranquillizza, anche se rimango sempre io, e cioè sto fremendo per fare mille cose e cento passi alla volta.

Il lavoro è iniziato così, buttata in un progetto (il primo, quello che NON ho scritto io che riguarda la comunità dei pescatori, dove io devo lavorare sulla partecipazione delle donne) che va male, ha mille problemi come ormai mi sembra di capire, tutti o quasi i progetti di cooperazione. Valutazioni sbagliate, presupposti inesatti. E mi spiace dirlo, ma anche personale non molto competente.
(non che io mi senta più competente)
Da Tiro sono passate una cifra di persone, per cercare di risollevare la situazione. Hanno fatto interviste, monitoraggi, domande. La gente è stufa e soprattutto molti si fidano del mio capo, che ha promesso grandi cose per questo progetto. Ho iniziato a lavorare con lo staff locale che è essenzialmente la controparte, che fa poco, quasi niente, e due ragazzi di qui, Nasser e Sarjoun. Uno ha 40 anni l’altro 25. Sono simpatici, intelligenti e molto disponibili con me, dal punto di vista del supporto lavorativo e personale.
Due persone speciali.
Ora sto facendo la prima attività con le donne, che per ora sto riuscendo a tirare in mezzo, anche se è presto per parlare. Sono simpatiche, diverse tra loro, ci sono donne anziane col velo, ragazze di 20 anni con tre figli appresso, signore che potrebbero essere mia madre e che sembrano occidentali…..di tutto insomma. Tratto comune è la poca istruzione, i figli (tutte ne hanno, minimo 3, ma in alcune famiglie anche 5 o 6) e il fatto che nessuna o quasi lavora. Molte hanno delle competenze, magari lavoravano, ma dopo il matrimonio e i figli hanno smesso….come biasimarle con 3 o 4 figli???????????????????????
Sono molto amichevoli e accoglienti. Mi guardano con curiosità e simpatia. Tutte parlano solo arabo ma riusciamo a comunicare.
Ormai mi chiamano tutte per nome e mi ammollano i bambini in braccio (ieri una bambina di 5 mesi h cercato di attaccarmisi alla tetta!!! AAAAH!!!!). Insomma…nuove esperienze da tutti i punti di vista!

Mi sento contenta, a tratti sola, un po’ persa, ogni giorno è diverso e scopro cose nuove, cerco di imparare tanto, tutto quello che posso, dalla gente, mi guardo in giro, occhi aperti e cuore anche, se ci riesco!

Il paese è assurdo, è distrutto dalla guerra e soprattutto dalle sue divisioni e dagli odii interni (religiosi e politici) che non lo abbandonano ancora. Intere comunità vivono ignorando l’uno l’esistenza dell’altro, come se non esistesse. E’una cosa incredibile. Sto studiando la loro storia e sto capendo pian piano qualcosa, ma per esempio la politica attuale è difficile, cerco di leggere i giornali e guardare la TV per capire ma è davvero un gran casino. Fremo per capire tutto ma come ti dicevo, piano piano sto studiando, parlando (con MOLTA cautela e delicatezza) con la gente. A piccoli passi.

Anche con l’arabo è cosi: forse domani inizio a fare lezione, ma per ora cerco di imparare qualche parola alla volta, mi faccio insegnare dal gente e ripeto in continuazione quel poco che so (come i numeri e alcuni termini) per memorizzarli. Parlare la loro lingua sarebbe fantastico, ma mi accontenterò di quello che riuscirò a fare…..certo a volte è un bel problema.

Tesò….. è tutta una montagna che ho davanti ma che mi prende bene iniziare a salire….tirare fuori tante energie ma riceverne altrettante, e soprattutto mettermi alla prova, che è una cosa di cui avevo davvero bisogno, inizio a pensare che sia la mia linfa vitale……..

Spero di non averti annoiato, ti penso spesso, spero che tu stia bene, se vuoi venire a trovarmi sei sempre il benvenuto….e..a proposito! Forse sabato e domenica vado a Saida (altra città “calda” Hezbollah circa 30 km da qui) ospitata da una ragazza trovata su couchsurfing!! E forse mi arrivano due cileni coppia di fidanzati pazzi che stanno girando il Medio Oriente in macchina e poi ripassano dall’Egitto e dal Nordafrica per tornare in Spagna dove vivono!!!
Vedremo finalmente se sto sito è una svolta come promette di essere o no…………………

Devo lasciarti spero di non averti annoiato. Vado a cena. Ti abbraccio con tutta la forza che ho.

Giulia

Verso Roma…

13 Ott

Mi sembra una vita che non aggiorno il mio blog, anche se in realtà, è poco più di una settimana.
Una settimana in cui mi è successo di TUTTO: ho mollato l’orribile multinazionale e, quasi “a sorpresa” sono stata contattata ed assunta nel giro di 2 giorni da una grande NGO inglese con sede qua a Milano. Sono contentissima ed eccitata per la nuova esperienza che, tra l’altro, in qualche modo mi “riporterà” dove il mio “cerchio” si è aperto: in Medio Oriente. Non partirò, ma mi occuperò molto di paesi arabi e di questioni ad esso connesse. Vedremo….
Intanto, chiudo questa movimentata settimana andando a Roma alla manifestazione nazionale del 15 ottobre. Spero che tanta gente in tutto il mondo riempia le piazze per dire BASTA allo scempio che questo sistema capitalistico sta facendo in tutto il mondo, riducendoci schiavi dei mercati, e infelici. Spero che non sia solo un momento per sfogare la rabbia e la frustrazione, che un po’ tutti abbiamo, ma anche un momento per fare passare dei contenuti forti. Speriamo. Mi dispiace non aver partecipato ad alcune preparazione di questa giornata, a parte il fatto di essermi un po’ informata.
Ne approfitto per pubblicizzare un progetto a cui invece sto cercando di partecipare con una certa costanza: Milano In Movimento. Sarà un portale di informazione, presto disponibile sulla rete, nel quale diversi attivisti di Milano scriveranno e produrranno materiale informativo su politica, cultura, migrazioni, tematiche internazionali (la sottoscritta!), movimenti, genere e altro. Sono contenta di sperimentarmi in modo un po’ più “giornalistico” sulla scrittura, mia grande passione, ma sempre fatta in maniera molto “viscerale”. Sarà un bell’allenamento…
Avviserò i miei (POCHISSIMI) lettori di quando il portale sarà on line….
Intanto, stay tuned!

Giulia quasi in marcia verso gli INCAZZADOS e la “mia” Roma!

Sveglia!

4 Ott

E’ ancora presto per fare un bilancio della mia esperienza presso la multinazionale degli eventi, che si concluderà venerdì.

Lasciandomi stanca, nervosa, annoiata da un lavoro inutile, amareggiata dalla condizione di sfruttamento e di precarietà che ho “finalmente” e purtroppo, sperimentato sulla mia pelle.

Ma quello che mi ha colpita e che tuttora non riesco a digerire e’ la risposta possibile, forse non l’unica, alla domanda ” Ma come e’ possibile che siano riusciti e che ci stiano facendo tutto questo?”.

Pensavo che fosse la disperazione, il bisogno di lavorare della gente, il motivo per cui molti lavoratori arrivassero ad accettare certe condizioni inumane, e certi abusi da parte dei datori di lavoro. Pensavo ingenuamente, che i diritti fossero, a malincuore, messi da parte per motivi strumentali: il bisogno di soldi di persone che, in certi casi, hanno pure una famiglia da mantenere, dei figli da sfamare….dei bisogni importanti, insomma. Tali da mettere da parte persino se stessi.


Bene, dimenticatavi questo quadretto della mia fantasia.


Quello che ho visto nella multinazionale sono giovani ( quasi tutti sotto i trent’anni) completamente addormentati ed anestetizzati rispetto alle proprie condizioni. esaltati dall’idea di una borsa o di un paio di scarpe costose, non si vergognano nemmeno di farsi pagare l’affitto da mamma e papa’, perché non hanno uno stipendio decente, nè lo rivendicano. Gente che non ha VOGLIA di prendere la porta e cercarsi un altri lavoro, perché accartocciati tra le braccia di una finta “mamma” azienda, che sotto finte parvenze di paternalismo non fa altro che sfruttarli e umiliarli. Gente che POTREBBE andarsene, gente che AVREBBE la cultura e la capacita per ribellarsi: ma non ne ha voglia. quello che ho visto e’ tanta abitudine e pigrizia. Persone che sono da anni in una condizione insopportabile, e che si sono ormai abituati, convinti che il mondo sia tutto così, o che non ci siano alternative.

Gente che ha buttato la spugna. A trent’anni.


Mi ha spaventato molto quello che ho visto. mi avrebbe spaventato meno vedere quello che mi aspettavo, forse proprio perché me lo sarei aspettato. O forse perché e meglio una persona ricattata e che sa di esserlo, che un essere addormentato e che si e ormai dimenticato di se stesso, rinunciando alla propria dignità. Vedere queste persone mi ha fatto davvero capire il male che ci stanno facendo, nel profondo. La cultura di merda che stanno diffondendo, al speranza che stanno sradicando e eliminando dalle menti e dalle anime delle persone.

Tanto che mi e stato impossibile resistere in quel posto per più di due mesi. Mi fa troppo male. Al di la che non voglio farmi sfruttare, e che quel lavoro mi fa schifo, mi fa schifo quell’azienda e quelle condizioni inaccettabili di lavoro e sfruttamento, sottomissione. Rifiuto di mettere la mia intelligenza e le mie energie nella pancia da ingrassare di qualcuno, che a me non dà che delle misere briciole. La cosa più dolorosa e rendersi conto di quanto sia difficile in questo momento riportare la gente, tanta gente, a riprendere la propria dignità, a ricominciare a pensare a se stessi, e agli altri, e smettere di farsi rincoglionire da chi con una mano ci accarezza la testa e con l’altra ci infila un bastone in quel posto.

Intanto, io vado a Roma.

Ho voglia di impegnarmi di nuovo per sensibilizzare le persone sul fatto che stanno distruggendo le vite nostre e quelle delle generazioni a venire. voglio svegliarli. Come fare, sarà tutto da capire.

Ma bisogna farlo, bisogna tirare una secchiata d’acqua collettiva senno siamo finiti, con i piagnistei sull’Italia che fa schifo non cambieremo proprio niente.

Dobbiamo riprenderci le nostre vite, ce le stanno rubando.

Hummus Tahina

1 Ott

Quest’oggi ricette, visto che in questo blog c’è proprio un po’ di tutto.
Spero che non me ne vogliano a male i miei blog preferiti di ricette, che approfitto per pubblicizzarvi:
http://www.veganblog.it/
http://marta-liquiriziarossa.blogspot.com/
http://cheznous-cipiacecucinare.blogspot.com/

La ricetta che vi propongo io, molto più semplice e basic rispetto alle molte che potete trovare nei siti suddetti, è un vero MUST di casa mia: perchè il Libano (e la sua cucina) mi è entrato nel cuore, ma anche perchè amo gli aperitivi, gli antipasti, e perchè anche il mio compagno G lo adora. Dunque lo faccio spesso, quasi sempre come antipasto quando faccio una cena e in genere la gente lo adora!!
L’Hummus Tahina è una cosiddetta Mezza, dunque un piattino che si mangia in Libano e in tutto il medio oriente, soprattutto Palestina e Siria. Si prende come piatto da condividere con gli altri commensali, in una piccola porzione che si mangia tutti insieme dal piattino con il proprio pezzetto di pane arabo. E’ un antipasto molto gustoso (se amate i ceci), sano (la Tahina cosi come i ceci, ha ottime qualità nutritive) e leggero (se non si esagera con l’aglio, che è peraltro facoltativo).
Ingredienti (per una porzione da mangiare in 2-3 come antipasto):
– una confezione di ceci già lessati
– succo di un limone
– 1 cucchiano (o 2 se piace molto il sapore della Tahina che però è abbastanza forte, io ne uso 1) di Tahina, salsa di sesamo che si trova al supermercato o in tutti i market o macellerie arabe
– 1 pizzico di sale
– un pezzetto di aglio (facoltativo).

Per condire: olio d’oliva e un rametto di prezzemolo (facoltativo).

Mettete i ceci, l’aglio (se lo volete), la tahina (se è troppo densa potete scioglierla in un paio di cucchiaini di acqua) e il succo di limone nel mixer. Io inizio sempre con mezzo succo di limone, poi assaggio e regolo, perché a me piace molto limonoso ma non a tutti. Assaggiare e regolare di sale. Tirare fuori il composto, che deve avere la consistenza di un purè, e metterlo a riposare in frigo per un’oretta o più. quando è il momento di andare a tavola condire con un filo d’olio in superficie (senza girare), e un rametto di prezzemolo se si vuole.
Si mangia accompagnato da pane arabo (se è caldo è fantastico), oppure anche pane normale. A me piace accompagnarlo con delle verdure miste crude, tagliate a filetti.

E’ un piatto completamente vegetariano, senza alcuna proteina animale nè grassi, eccetto un poco di olio crudo!

Sahtein!
(buon appetito in arabo)!!!!

Profughi: un crimine contro l’umanità

28 Set

Seguo con crescente angoscia l’evoluzione della terribili carestia (dovuta, in parte, alla siccità, ma in GRAN PARTE alla situazione politica del paese, che ha ridotto l’intera popolazione, già povera, allo stremo più totale) che sta continuando a falcidiare la popolazione somala.
Mi fa schifo vedere l’indifferenza dell’opinione pubblica italiana: forse nessuno ricorda che abbiamo colonizzato quel paese e, dunque, li come in tanti altri posti, siamo assolutamente RESPONSABILI di quanto sta accadendo.

Ma non è solo questione di morire di fame, stenti o malattie.
E’ la vita nel campi profughi, che trovo sia una delle condizioni più degradanti e devastati per l’essere umano, che io abbia mai visto.

Cosa vuol dire essere profughi?
Non possiamo capirlo. E’ inimmaginabile.

Vuol dire non solo essere cacciati da casa propria, molto spesso dopo aver visto la propria casa bruciare, esser saccheggiata, distrutta, tutti i propri averi rubati o devastati e, spesso, i propri amici e familiari sottoposti a violenze.

Vuol dire affrontare la fuga, spesso di chilometri e chilometri, senza acqua né cibo, con il rischio di imbattersi di nuovo in chi t’ha cacciato e continua a darti la caccia per ucciderti, per giorni e giorni (e per le tante donne, con il rischio di perdere i propri figli, che spesso non sopravvivono alla durezza del viaggio).

Se sopravvivi al viaggio, vuol dire spesso sistemarsi sotto una lamiera, dei cartoni sporchi o usati delle agenzie umanitarie, o dei teli di plastica (spesso quando ci sono 40 gradi o oltre), in 10-15 persone.
Vuol dire rinunciare allo spazio vitale (vedere foto), che, noi non lo sappiamo, ma è una delle più grosse torture che si possa fare all’uomo (insieme alla privazione della libertà).

Vuol dire trovarsi di nuovo in pericolo:
1. perché la popolazione autoctona della zona in cui sei fuggito non ti vuole: storia che ben conosciamo qua in Italia. Gli immigrati portano via il lavoro, sono sporchi, brutti, cattivi….E a volte, purtroppo, magari sono anche di una tribù o di un gruppo tradizionalmente nemico…..
2. perché a volte le popolazioni in fuga sono molteplici e diverse, e si ritrovano fianco a fianco, spalla a spalla, nello stesso campo sfollati: magari erano di famiglie nemiche, di gruppi rivali., magari si trovano a dover convivere a forza e spesso si riaccendono o si creano dei conflitti.

Se sei una DONNA, doventi una VITTIMA PREFERENZIALE di questi conflitti (un altro grande classico purtroppo): violenze e stupri diventano immediatamente la prima arma da sfoderare per far vedere chi comanda, per vendicarsi o intimorire gli altri (questo, per correttezza, in Africa. Non so in altri contesti. Sono sicura che tra gli sfollati somali in Kenia e Etiopia stia succedendo questo).

Bene: che fare?

I rifugiati muovono un grande BUSINESS nel mondo umanitario: le agenzie e le ONG che si offrono di aiutarli non si contano, perché, spesso, vengono stanziati dall’ ONU e da alcuni governi (Europa), parecchi soldi per aiutarli (ovviamente dipende dalla crisi: ci sono profughi che interessano e profughi che si lasciano morire in silenzio).
Capo di tutto questo circo è l’UNHCR (agenzia ONU per i rifugiati), che spesso, però, nonostante i fondi stanziati e ricevuti, riesce a fare ben poco: in genere, ciò che si riesce a fare per aiutare i profughi sono alcuni servizi igienici (già, perché ho dimenticato di dirvi che essere profugo vuol dire, in mezzo a questa scarsità di spazi vitali, cagare e pisciare dove capita, e vivere in mezzo a quella degli altri…), fornitura di acqua, a volte assistenza sanitaria con cliniche mobili che si recano nei campi una o due volte a settimana.
Si distribuiscono i teli di plastica, cosi, chi non ha nemmeno quelli, ci si può mettere sotto.
A volte, ma per brevi periodi, vengono fatte distribuzioni di cibo (farina o zucchero, a seconda dei casi e dei fondi stanziati).

E poi?
Poi la popolazione resta li.
Spesso gli equilibri, o i disequilibri, si assestano, in una sorta di “normalità”, fatta spesso di degrado e di violenza, che diventa l’abitudine. I gruppi si stabiliscono, prendono il potere uno sull’altro o si assestano su una condizione di conflitto permanente per averlo.
La gente si abitua alle violenze, alla sporcizia e, in una vera e propria applicazione letteraria del principio di Darwin, chi ce la fa, sopravvive.
Spesso le persone vengono attratte dal fatto che le agenzie umanitarie forniscano qualche (quasi sempre insufficiente) servizio, per stabilizzarsi definitivamente nei campi: “si, la vita fa schifo, rischio lo stupro, e l’uccisione dei miei figli, ma in fondo ho fame, e qua posso ricevere un pacco di farina alla settimana…….”.

Le agenzie umanitarie, quando le crisi e la situazione di sfollamento si protraggono nel tempo, si vedono, mano a mano, costrette a ridurre la propria presenza, e dunque i servizi forniti: ma ormai la gente è li, non si torna indietro, e cosi, si creano situazioni croniche di enorme degrado e rischio per le persone, con grandi, sempre più grandi, difficoltà di gestione.

Penso ai profughi Rwandesi, che ho visto nel Kivu. Lì dagli anni 90, e in una situazione cronica di totale degrado, violenza e umiliazione.

Ho fatto questo quadro tragico per arrivare alla conclusione che i profughi vanno aiutati a restare a casa loro (ovviamente, in sicurezza).
Sarebbe necessario lavorare alla base del problema, e non al rattoppo delle conseguenze, che spesso hanno un effetto ancor più devastante sulla dignità dell’essere umano.

I PROFUGHI NON DOVREBBERO ESISTERE, e men che meno dovrebbero rappresentare un business per raccogliere fondi o per pagarsi gli uffici e gli stipendi in Europa.

La condizione di profugo o rifugiato è di per sé un CRIMINE CONTRO L’UMANITA’ e per questo vorrei tanto (anche se non ho mai visto), vedere e prendere parte a una vera lotta (con tutti i potenti mezzi dell’Occidente!) contro la condizione più degradante e terribile che possa colpire gli esseri umani.

Condizione evitabile, e spesso creata, o fomentata, o semplicemente accettata, e dunque lasciata accadere, dall’uomo stesso.